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L’anticoagulazione nel paziente con fa non valvolare sottoposto a pci

Hotel San Paolo Al Convento Trani
DAL 06/12/2019
AL 06/12/2019
80
0 €

Docenti

  • Prof. Natale Daniele Brunetti

Informazioni Generali

Categorie Accreditate

  • Chirurgia Vascolare
  • Continuità Assistenziale
  • Anestesia e Rianimazione
  • Cardiochirurgia
  • Cardiologia
  • Medicina e Chirurgia di Accettazione
  • Medicina Interna
  • Neurologia
  • Ematologia
  • Patologia Clinica

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PROGRAMMA

La gestione di pazienti complessi rappresenta ad oggi un modello di lavoro integrato tra specialisti dove lo scambio di informazioni ed il coordinamento delle varie figure coinvolte è fondamentale per ottimizzare i risultati terapeutici ed utilizzare in modo razionale le risorse disponibili. La prevenzione cardiovascolare, priorità indicata dalla linea guida, e la gestione della terapia in pazienti con plurime problematiche, sottoposti a procedure sempre più complesse, rende necessaria la stretta collaborazione tra specialisti in modo da creare una “rete” ospedale – territorio in grado di individuare i pazienti a più alto rischio, di stilare rapidamente un percorso diagnostico condiviso, di instaurare precocemente le terapie farmacologiche e interventistiche ottimali e di ottimizzare il follow-up. Attualmente le farmacoterapie di prevenzione del rischio cardio-cerebrovascolare e fibrillazione atriale, pur sostanzialmente efficaci, hanno aspetti talora difficili nel contesto della gestione della pratica clinica. Il tromboembolismo in senso lato rappresenta una delle problematiche più delicate della gestione, sia per il medico che per il paziente. A circa 50 anni dall’introduzione della terapia anticoagulante orale con dicumarolici –TAO – si configurano nuove prerogative farmacologiche finalizzate a rendere detta terapia più efficace e di più semplice gestione. In considerazione di ciò il trattamento del rischio cardio-cerebrovascolare nei pazienti con fibrillazione atriale implica un aggiornamento sul tema ed un approfondimento di alcuni elementi chiave che coinvolgono aritmia e gestione clinica della TAO stessa. Scopo dell’incontro è pertanto quello di individuare i punti essenziali della gestione del paziente ad alto rischio cardiovascolare, con un confronto diretto tra specialisti, sottolineando le indicazioni già note e individuando le criticità attualmente presenti. Obiettivo finale è comunicare al meglio con il proprio paziente per renderlo consapevole dell’elevato rischio che corre nel non intraprendere o proseguire la terapia con i NAO, privilegiando l’aspetto clinico all’aspetto economico/sociale.

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